SPEDIZIONI 2.0 – #destinazioneK2

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Un lungo viaggio sostenibile, promosso dai CAI Centrale, verso la seconda montagna della terra. Un’esperienza antica da vivere negli anni 2.0 e da seguire in diretta su Lo Scarpone e sui Social Cai di Gianluca Gasca

Partire da Torino, culla del Club Alpino Italiano, per raggiungere il K2, la montagna che ha spronato il nostro Paese alla rinascita post bellica grazie alla sua prima ascensione, utilizzando il più possibile i mezzi pubblici. Il picco più bello del Karakorum scelto come destinazione di un lungo viaggio promosso e finanziato dal Cai centrale. Un’idea che prende piede nell’anno internazionale del turismo responsabile sostenuto dall’Onu e che si sviluppa in un percorso con autobus, treni e percorsi dal sapore antico, quando forse viaggiare era più facile.

Non sono di certo il primo, infatti, a tentare di raggiungere il K2 con mezzi “alternativi” al volo aereo. Tornando indietro nel tempo, la storia dell’esplorazione è ricca di viaggi avventurosi che ti svelano un universo sconosciuto già prima di entrare in contatto con la destinazione, sempre che si conoscesse la meta finale del proprio vagabondare. Erano tempi in cui viaggiare era un privilegio per pochi e in cui chi viaggiava partiva lasciando tutto in un limbo sospeso d’incertezza. Viaggi senza comunicazioni che si trasformavano, al rientro, in avventure odisseiche con cui riempire pagine di libri che continuano ad affascinare e a stimolare generazioni di viaggiatori moderni. È il caso, ad esempio, di Godfrey Vigne, partito nel 1832 per un viaggio di piacere e capitato nel Kashmir, con la speranza di fuggire all’asfissiante caldo di Bombay. Il desiderio di quote fresche e la voglia esplorativa lo portano all’allora sconosciuta Skardu, ultimo avamposto da cui poi partiranno i trekking diretti al K2, nome che gli verrà affibbiato da William Henry Johnson durante i lavori di minuziosa mappatura delle montagne del Karakorum per conto della Royal Geographical Society.

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Erano viaggi moderatamente tranquilli, quelli degli esploratori alpinisti interessati al K2 o, meglio, erano viaggi tranquilli finché non si sbarcava in India. Si trattava di lunghe traversata in mare che partivano da Trieste, come per la spedizione del 1902, una delle prime ad avere come obiettivo la vetta della montagna; oppure Marsiglia, per il Duca degli Abruzzi; e ancora il porto di New York, per gli americani che toccarono quote record nel 1938. Una volta sbarcati ci si muoveva invece con i più svariati mezzi: a piedi, a cavallo, fino alle traversate in carrozza o sulle spalle dei portatori.

Per trovare invece traccia di un viaggio più simile al mio “destinazioneK2″ dobbiamo andare avanti fino al 1970 e spostare la meta di poco a sud-ovest rispetto alla seconda montagna della terra. Siamo sul Nanga Parbat e la spedizione del dott. Herrligkoffer si sta preparando alla partenza. Il gruppo viene diviso in due: una parte viaggia in camion con le casse di materiali, l’altra in aereo. Günther Messner viene inserito nel primo raggruppamento e parte settimane prima del fratello Reinhold a cui scrive e spedisce lettere durante la marcia di avvicinamento al Pakistan. Percorrono l’est-Europa, la Turchia e l’Iran per poi entrare nel Paese attraverso la regione del Belucistan e iniziare la risalita verso la nona montagna della terra. Compiono un percorso oggi a me precluso dall’instabile situazione politica che renderebbe troppo pericoloso e quasi folle pensare di accedere al Pakistan attraverso questa regione. Per questo ho dovuto tralasciare nella progettazione del viaggio il percorso più logico, scegliendo un ben più complicato itinerario che attraversa Europa, Bielorussia, Russia, Kazakistan, Cina e Pakistan. Un percorso più lungo, più sicuro, più burocratico, più sfaccettato culturalmente e, spesso, semi sconosciuto a noi occidentali con la testa rivolta a ovest. Un lungo viaggio verso una montagna di 8000 metri. Un’esperienza ormai inusuale, ma affascinante, che sarà raccontata in diretta dal primo agosto attraverso Lo Scarpone e i social del Club Alpino Italiano, affinché gli amanti dell’avventura e della montagna possano vivere con me questo viaggio sostenibile 2.0.

LOWA Italia è orgogliosa di sostenere Gianluca Gasca in questa sua nuova avventura, sfidante ma in sintonia con lo spirito della sostenibilità. Una filosofia che da sempre caratterizza anche l´azienda calzaturiera con sede in Baviera, che ha osato fare la scelta di produrre solo in Europa, quando altre aziende del settore delocalizzavano in Asia; tale scelta risultava infatti coerente con la volontà di utilizzare solo componenti di origine europea e quindi sottoposte alle severe leggi e regolamenti in materia di impatto ambientale della Comunità Europea.

Gianluca per la sua avventura ha scelto di utilizzare una scarpa LOWA da avvicinamento leggera, ma con la necessaria stabilità per garantire la tenuta ed il supporto sia in salita che in discesa.

Trattasi della nuova APPROACH PRO GTX® LO, una calzatura tecnica che offre una serie di vantaggi importanti per chi è impegnato su percorsi difficili: maggiore controllo, grazie ad una scarpa concepita per tenere il piede il più aderente possibile al terreno, e più comfort grazie alla calzata avvolgente e alla personalizzazione dell´allacciatura a doppia zona. In molte escursioni di alta montagna non servono scarponi pesanti con suole spesse. Gianluca, che dovrà affrontare percorsi di montagna impervi, con questa nuova calzatura di LOWA può farlo adesso più speditamente, poiché è stata resa leggera lavorando su spessori e utilizzando materiali tecnici. Gianluca ha apprezzato anche la funzionalità dell´ APPROACH PRO GTX® LO, in quanto l´intersuola rigida offre più controllo e l´inserto tallone assicura un´ammortizzazione ideale, anche durante la fase di arrampicata; il battistrada in gomma Vibram® Megagrip grazie alla mescola e al disegno dei tasselli, offre la massima aderenza sulla roccia, anche quando è umida. In altre parole, questa è la scarpa che Gianluca aveva sempre sognato di portare con sé.

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